fame

“La cultura non si mangia”, sostiene tremonti.

Invece permette di vivere alle 250.000 persone che lavorano nell’industria dell’audiovisivo e al tempo stesso fornisce al pubblico il nutrimento immateriale, fatto di emozioni e sogni, per immaginare un paese migliore.

Come per l’informazione, la ricerca, la scuola, anche il settore audiovisivo è stato smontato pezzo per pezzo: chiudono le sale di città, ci tolgono la Casa del Cinema, diminuiscono gli investimenti nella fiction nazionale e smantellano Cinecittà, patrimonio storico del cinema italiano.

Il ministro bondi tradisce il proprio mandato istituzionale e conferma di non essere un interlocutore credibile.

Ancora una volta un annuncio che non da nessuna certezza sul rinnovo di tax credit e tax shelter, strumenti fiscali che favoriscono con trasparenza gli interventi privati privati nel cinema italiano di qualità e favoriscono la crescita dell’industria audiovisiva.

Il governo ha ridotto ulteriormente il Fondo Unico dello Spettacolo.

L’investimento nel settore, che in italia è al minimo storico, negli altri paesi europei è un valore riconosciuto politicamente, economicamente e socialmente. E’ dimostrato che per 1€ investito nel cinema produce un ritorno pari a 3€ (fonte Ministero dei Beni Culturali).

Sono altre 250.000 le giornate di lavoro perse dal 2008 a oggi.

Sono oltre 250.000 le giornate di lavoro perse a causa dello spostamento immotivato delle riprese di cinema e fiction all’estero (soprattutto in paesi non Comunitari); f0meno verificatosi in maniera sistematica e crescente negli ultimi anni.

Per un cinema e una televisione migliore serve una nuova legge di sistema moderna di ampio respiro e un mercato libero dal monopolio Rai/Mediaset. Serve l’impegno di una nuova politica che, in armonia con lo Statuto Sociale Europeo degli Artisti, pensi ad un sistema di ammortizzatori sociali e riconosca i diritti e le esigenze dei lavoratori delle spettacolo e del pubblico nel rispetto della Costituzione

 

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